Territorio 

La Camera di commercio non ha lavorato per il rilancio dei settori economici alternativi all’industria e per la promozione del territorio

Quanto sta accadendo  in queste ore in Camera di commercio  non è un  temporale  di mezza estate, e sarebbe miope pensare che un semplice remplacement con persone ritenute ‘fidate’ alle poltrone lasciate  vacanti dai consiglieri dimissionari, possa bastare per assicurare la continuità operativa dell’Ente.

E’ evidente che le dimissioni dei 7 consiglieri camerali rappresentano molto di più di  un grande break estivo e che vengono da lontano,  anche se  i vertici dell’Ente non ne hanno fiutato per tempo i segnali e dimostrano ancora di non comprenderne la portata.

Confcommercio Taranto,  da sempre  notoriamente   critica sulla   gestione politica dell’Ente,  in questa occasione  non ha scelto la via del silenzio,  ma quella dell’attesa,  nella speranza che almeno questa volta  il gruppo dirigente -che fa capo al presidente Luigi Sportelli-  si fermasse a riflettere sul senso profondo della vicenda  piuttosto che concentrarsi sulla difesa, come invece ha fatto, ricorrendo alla solita   strategia del contrattacco.

Non si comprende  che non è certo una meschina ‘manovra elettorale’ – come la si vorrebbe  liquidare-  quella che ha indotto i consiglieri di Confcommercio, Casartigiani, Cia, Coldiretti ed Abi e del mondo viti-vinicolo a disconoscere una leadership alla guida della Camera di commercio di Taranto ormai ritenuta non più idonea a rappresentare gli interessi ed i valori delle imprese associate dei settori dell’agricoltura, artigianato, commercio, turismo e servizi in un momento che richiederebbe invece grandi energie e capacità, ed una forte volontà politica di lavorare per fare  gli interessi del territorio e non di un solo settore produttivo.

L’accusa di ‘industrialismo’ rivolta dai consiglieri dimissionari e  ricusata dal presidente di  Confindustria, Vincenzo Cesareo – che oggi tardivamente richiama i colleghi fuoriusciti  all’unità, ed allo stare assieme per il bene comune del territorio- , trova conferma nella ostinata volontà dell’Associazione degli Industriali  di anteporre le richieste delle proprie imprese associate (pagamenti delle fatture e contratti)  in tutti i tavoli dove gli Industriali  in questi anni hanno rivendicato  il proprio diritto ad esserci,  in primo luogo il tavolo  per il Contratto Istituzionale di Sviluppo – CIS Taranto. Eppure l’agricoltura, l’allevamento, la mitilicoltura hanno subito danni ingentissimi a causa dell’inquinamento industriale, e mai si è seriamente affrontato il tema del sostegno a questi settori.

D’altra parte senza andare ai piani  alti della politica e delle istituzioni, ai quali solo a Confindustria è stato concesso di esserci,  non è un mistero che nella stessa Camera di commercio  (i cui presidente e vice presidente sono due espressioni del mondo confindustriale, come  lo è anche il presidente dell’Agenzia per lo sviluppo, Antonio  Marinaro) l’unica volta che il Consiglio aveva  ottenuto una seduta monotematica su Agromed e Distripark e sui temi delle strategie di crescita dei settori dell’agricoltura e agroalimentare, si sia  poi trovato il modo per far saltare la riunione.

In questi giorni la leadership camerale ha cercato di sviare le accuse  ribaltando  la  tesi: non già il disaccordo sulla linea politica sarebbe  la vera ragione di questa fuoriuscita di consiglieri, ma la corsa alle poltrone. Strano,  perché se c’è un gruppo caratterizzatosi per la  rincorsa ai ruoli apicali è proprio quello che fa capo al presidente dell’Ente camerale, come d’altra parte confermano le recenti novità di   Agromed, società consortile da egli guidata dal  2013 e dove sarebbe stato già individuato  l’uomo dell’entourage al quale il presidente Sportelli passerà testimone anche in vista dei nuovi impegni alla guida della prossima rifondata  Camera di commercio Taranto/Brindisi.(com. confcommercio)

 

 

 

 

 

 

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