Economia 

Città vecchia, nessuna rinascita senza i servizi primari

La  bellezza della  centro storico antico  di Taranto è fuori discussione, è evidente,  e lo confermano anche i commenti dei turisti sui social, nei questionari sul gradimento della vacanza  lasciati in hotel.

“Peccato però che la Città vecchia  sia così trascurata!”, è la frase che ricorre – riferiscono gli operatori-  nei commenti della clientela, soprattutto straniera,  degli alberghi e  dei ristoranti dell’Isola.  Le guide turistiche in particolare  segnalano come  la presenza di cani senza guinzaglio, cassonetti porta rifiuti a vista, ampie zone buie, mancanza di segnaletica, motorini sfreccianti tra i passanti siano un pessimo biglietto da visita di presentazione del  centro storico antico e come le decantate bellezze non sempre bastino a compensare il senso di disagio, se non addirittura  timore,  provato dai turisti soprattutto del Nord Europa.

Si resta  imbarazzati dinnanzi alle osservazioni poco edificanti degli ospiti, come ci viene frequentemente  segnalato dagli operatori; commenti che  finiscono in rete ingenerando una pessima pubblicità come  è accaduto nei giorni con  una  organizzazione, che avendo  ospitato  dirigenti provenienti da varie città italiane, aveva previsto   tour di visita alla Città Vecchia, e ha dovuto spiegare che l’Isola andava comunque visitata e che la qualità e la sicurezza del giro turistico erano garantiti.   

IL CIS – il Contratto Istituzionale di Sviluppo per Taranto- quattro anni fa,  ha acceso un faro rendendo noto che una grossa fetta delle risorse economiche del Cipe destinate a Taranto (Decreto legge n.1 del 2015), sarebbero state utilizzate per le  opere di urbanizzazione primaria  (reti idriche e fognarie, illuminazione pubblica, basolato) della Città Vecchia. Se prevalesse, come sembra, la linea del Mibact, solo una  parte di queste risorse potrebbe essere destinata alle infrastrutture primarie di  Città Vecchia, e cioè al rifacimento del basolato,  resterebbero invece tagliate fuori le altre  opere che – non essendo beni culturali- non rientrerebbero  nella mission ministeriale.

Alcuni coraggiosi imprenditori in questi ultimi anni  hanno creduto nelle possibilità di sviluppo di Città Vecchia  ed hanno investito risorse nella realizzazione  di  strutture per il diportismo nautico, per l’ospitalità, la ristorazione. Sono stati realizzati  alberghi gradevoli ed accoglienti, e qualcuno di questi operatori   starebbe  valutando la possibilità di raddoppiare l’offerta dei posti letto. Insomma c’è voglia di fare, di mettersi in gioco, anche da parte di alcuni giovani imprenditori. E’ di questi giorni il rifacimento della facciata dell’immobile di via Cariati, voluto da Angelo Matacchiera, titolare del ristorante La Paranza, che ha effettuato il restyling ed ampliamento della propria attività.  Un piccolo ma significativo   impulso, lo hanno dato  i tanti B&B che si sono aperti negli  anni recenti,  le attività di somministrazione e bar, il pionerismo delle  due sorelle Lacitignola che qualche anno fa  hanno aperto la strada ai pub con  la formula  del caffè musicale-letterario. La   Chiesa di Taranto in Città Vecchia   ha svolto in questi ultimi anni un ruolo primario, e non solo sul piano  sociale, ma intervenendo con  il  recupero fisico di spazi  ed  immobili di pregio, ultimo in ordine di tempo il Santuario Madonna della Salute. Non meno importante  il ruolo giocato dalle associazioni culturali che con le loro attività spesso nei fine settimana  animano l’Isola  e da  due importanti istituzioni culturali, l’Istituto superiore di studi musicali Giovanni Paisiello e l’Università.  

E’ innegabile che in Città Vecchia  vi sia un lievito  che ha bisogno di condizioni idonee per continuare a fermentare. Senza  i servizi essenziali, l’Isola non potrà mai essere un luogo restituito alla piena normalità, dove   gli imprenditori rompano gli indugi e si sentano davvero  incoraggiati   ad  effettuare nuovi investimenti e la gente torni a desiderare di abitarvi.


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