Ilva. Fiom-Cgil, senza il danno sanitario il piano ambientale non è credibile

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Il piano ambientale illustrato oggi da Arcelor Mittal, in coerenza con il Dpcm del 30 settembre scorso, presenta due grossi limiti. Il primo è il mancato ricorso alla conferenza dei servizi con tutti i soggetti che hanno presentato osservazioni al piano ambientale – tra i quali Arpa Puglia, Legambiente, Fiom e Cgil – che nei fatti ha portato al non accoglimento delle osservazioni rilevanti presentate. Il secondo è il mancato inserimento nel piano ambientale della valutazione del danno sanitario, peraltro previsto dalla legge regionale, che deve essere valutato dall’Arpa Puglia, dalle Asl delle aree a rischio ambientale e dall’Ares. Danno sanitario peraltro previsto dall’Aia precedente. A renderlo noto Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil.

Il confronto tra Am InvestCo, organizzazioni sindacali e governo è stato aggiornato al prossimo 28 novembre quando si parlerà, al mattino, di piano industriale e, nel pomeriggio, di piano ambientale. In quell’occasione come Fiom ci riserviamo di esprimere una nostra valutazione di merito riguardo il complesso del piano.

Incontro che sarà preceduto, il 27 novembre, da una riunione con i commissari straordinari sui processi di ambientalizzazione ancora nelle loro competenze, attraverso l’utilizzo del miliardo e duecento milioni confiscati dalla Magistratura.